Direttiva case green: cosa cambia per il residenziale
2 Maggio 2024 - Insights

Direttiva case green: cosa cambia per il residenziale

Con la recente approvazione da parte del Parlamento europeo, la direttiva case green entra nel vivo, introducendo requisiti più stringenti riguardo i consumi energetici degli immobili residenziali. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il parco immobiliare europeo in un sistema a zero emissioni entro il 2050.

Che l’impatto del riscaldamento globale abbia raggiunto livelli disastrosi è sotto gli occhi di tutti. Ma mentre si moltiplicano gli sforzi delle aziende per contrastare i cambiamenti climatici e promuovere la sostenibilità ambientale, c’è un settore che più di tutti può fare la differenza in modo tangibile: l’immobiliare.

Gli edifici, infatti, sono tra i principali inquinanti, responsabili di oltre il 40% del consumo totale di energia in Europa e di circa un terzo delle emissioni totali di CO2. Le emissioni generate dagli edifici superano persino quelle provenienti dai trasporti e dall'industria, come evidenziato dall'Agenzia Europea per l'Ambiente. Pertanto, intervenire in questo settore rappresenta una priorità cruciale quanto efficace nella lotta per la sostenibilità ambientale.

Sono questi i presupposti da cui nasce la direttiva case green recentemente approvata dall’Unione Europea e che è destinata, almeno su carta, a trasformare radicalmente il parco immobiliare europeo attraverso una serie di norme stringenti volte a garantire che gli edifici non consumino più così tanta energia. Un’iniziativa che, oltre a rispondere alle sfide climatiche, riflette anche la volontà di porre fine alla dipendenza dell'UE da forniture energetiche esterne.

Che cos’è la direttiva case green?

La direttiva case green è un provvedimento legislativo che stabilisce obiettivi specifici che tutti gli stati membri dell'Unione Europea dovranno perseguire per migliorare le performance energetiche degli edifici nei prossimi anni.

Una sfida particolarmente impegnativa per l'Italia, dato che il nostro patrimonio immobiliare è tra i più datati dell'UE, con oltre il 60% degli edifici classificati nelle categorie energetiche più basse (G e F) e solo il 7,5% certificato come classe A. Ma anche un’opportunità che porterebbe notevoli benefici, come evidenziato nel report "Il Valore dellAbitare" di Cresme, fondazione Symbola, Assimpredil Ance di Milano e European Climate Foundation, secondo cui migliorare le prestazioni energetiche delle case di due classi energetiche produrrebbe tagli in bolletta di almeno il 40%, oltre a un chiaro aumento del valore degli immobili.

La direttiva fa parte del cosiddetto "Pronti per il 55", il pacchetto di riforme presentato dalla Commissione Europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Tale iniziativa si inserisce nel più ampio piano europeo per contrastare il cambiamento climatico, il Green Deal, il cui obiettivo finale è rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. 

Cosa prevede la direttiva case green

Di seguito riassumiamo le principali implicazioni per il settore residenziale contenute nel testo della direttiva, a cui gli stati membri dovranno conformarsi entro due anni dall'entrata in vigore ufficiale.

Ristrutturazioni

Ogni stato membro sarà tenuto a sviluppare un piano nazionale per la ristrutturazione degli edifici (da aggiornare ogni 5 anni), che preveda, tra le altre cose, assistenza tecnica e adeguate misure di sostegno finanziario.

L'efficienza energetica ottenuta dalle ristrutturazioni non sarà valutata secondo la classificazione presente nelle attuali certificazioni energetiche, ma basandosi su obiettivi medi di riduzione dei consumi stabiliti dalla direttiva. Nello specifico, si richiede a ciascuno stato di ridurre il consumo energetico medio del proprio patrimonio immobiliare residenziale almeno del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.

La direttiva specifica inoltre che dovrà essere data priorità agli edifici con le prestazioni energetiche più basse, i quali dovrebbero costituire almeno il 43% degli interventi di ristrutturazione previsti. Infine, viene menzionata la possibilità di introdurre un "passaporto per la ristrutturazione", una sorta di roadmap digitale rilasciata da un professionista qualificato che identificherà gli interventi necessari per ciascun edificio.

Nuove costruzioni

  Gli edifici residenziali di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero entro i seguenti termini:

-     dal 1° gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica

-     dal 1° gennaio 2030 per gli edifici privati

Per le nuove costruzioni, viene inoltre introdotto l’obbligo di calcolare il GWP (Global Warming Potential), che quantifica il contributo potenziale al riscaldamento globale di un edificio nell'arco del suo ciclo di vita.

Impianti solari

L’utilizzo dellenergia solare diventerà la norma per le case di nuova costruzione, che dovranno essere solar-ready”, cioè progettate in modo tale da poter installare tecnologie solari fotovoltaiche e termiche.

Al momento l’obbligo vale solo per le case nuove e gli Stati membri dovranno assicurare l’installazione di tali impianti (compatibilmente con la fattibilità tecnica ed economica) entro il 31 dicembre 2029.

La fine delle caldaie a gas  

 Un punto particolarmente importante riguarda l’eliminazione delle caldaie alimentate da combustibili fossili entro il 2040. Secondo quanto riportato nel testo della direttiva, infatti, due terzi dell'energia utilizzata per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici è prodotta dai combustibili fossili. Pertanto, l'abolizione di tali sistemi rappresenta una tappa fondamentale per la decarbonizzazione del settore.

 

Già a partire dal prossimo anno non sarà più possibile erogare incentivi per l’acquisto e l'installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili. Si potranno però prevedere bonus per sistemi ibridi, quali quelli che affiancano a una caldaia un impianto solare termico o con una pompa di calore.

Immobili esclusi dalla direttiva case green

 Gli stati membri possono decidere di non applicare le nuove norme di prestazione energetica alle seguenti categorie di immobili:

   Immobili storici o di particolare valore architettonico

   Luoghi di culto

   Seconde case usate meno di quattro mesi all’anno o con un consumo energetico previsto inferiore al 25% del consumo che risulterebbe dallutilizzo durante tutto lanno

   Piccoli edifici con una superficie inferiore a 50 metri quadri

   Strutture temporanee, come stabilimenti balneari e uffici di cantiere, usate per non più di due anni

   Edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico o usati in un settore disciplinato da un accordo nazionale settoriale sulla prestazione energetica

   Edifici destinati a scopi di difesa nazionale, di proprietà delle forze armate o del governo

Chi sosterrà i costi nel concreto?

La Commissione Europea stima che saranno necessari investimenti annuali di 275 miliardi di euro in tutta Europa. E l’Italia sarà certamente tra i paesi che dovranno affrontare spese significative. Secondo le valutazioni di Scenari Immobiliari, infatti, ogni intervento di ristrutturazione nel nostro paese potrebbe comportare costi compresi tra i 20.000 e i 55.000 euro per soddisfare gli standard di riduzione del consumo energetico fissati per il 2033.

Cifre considerevoli, certo, ma la buona notizia è che la direttiva pone l’accento sul fatto che gli stati, oltre a definire le modalità per il raggiungimento degli obiettivi, dovranno stanziare risorse e prevedere agevolazioni per promuovere la riqualificazione degli immobili. Per fare ciò, potranno attingere sia alle risorse nazionali che ai fondi messi a disposizione dall’UE, tra cui i fondi di coesione, il PNRR e, dal 2026, il Fondo Sociale per il Clima.